Il governo fa acqua, ma pensa al petrolio

Renzi e il suo staff hanno le idee molto chiare su quello che accadrà in Italia, qualora vincesse il sì e avvenissero le riforme. Si rischia di mettere in discussione tutto il lavoro portato avanti dal movimento acquabenecomune, in occasione del referendum del 2011 e facilitare gli interessi delle lobby del petrolio.

Dietro termini come “semplificazione” e “sburocratizzazione” dello Stato, si nasconde in realtà un'operazione perversa atta a ridurre al minimo le interferenze che può avere il governo, anche in ambito regionale. Se il referendum costituzionale vedesse un trionfo dei sì, la conseguenza più diretta sarebbe un accentramento dei poteri ed una conseguente limitazione delle possibilità di una regione di agire in maniera autonoma, rispetto al pensiero filo-governativo. Sono convinto che gli abitanti di un territorio, conoscono le criticità e le dinamiche interne, molto più di quanto non potrebbe fare un capo di Stato. Attraverso il referendum del 4 Dicembre, Renzi vuole far passare per innovazione qualcosa che riduce le possibilità di espressione della popolazione.

Anche i risultati dei precedenti referendum, come nel caso di quello sull'acqua bene pubblico, potrebbero essere rimessi in discussione, qualora il PD renziano convincesse la maggioranza dei votanti ad esprimere una preferenza sul sì. Un vero schiaffo in faccia a chi credeva che il popolo potesse rimanere sovrano, almeno quando si indicono i referendum abrogativi.

In questo specifico caso poi, volendo vedere nello specifico quello che potrebbe accadere, se i voti dei sì fossero numericamente maggiori a quelli dei no, lo Stato potrebbe dribblare gli ostacoli, provenienti dai presidenti di Regione, non perfettamente allineati con il partito, come nel caso di Emiliano in Puglia. L'ex sindaco di Bari, ha espresso pareri estremamente severi nei confronti delle nuove trivellazioni che avverranno in Puglia, come pure nei confronti del gasdotto TAP, fortemente voluti da Matteo Renzi. Durante varie dichiarazioni non ha mai fatto mistero di voler combattere con tutti i mezzi costituzionali a disposizione, in quanto presidente della Regione in cui avranno sede queste “attività di sviluppo”, eventuali tentativi di imporre gli interessi economici delle lobby dell'acqua e del petrolio, alla salute dei cittadini che vivono in Puglia. Si tratterebbe di una vera opposizione, atta a tutelare chi vive in quel territorio e chi ne subirebbe i danni in prima persona. Dopo aver recentemente ritirato i 50 miliardi di euro, promessi per curare i bambini di Taranto, malati a causa dell'ILVA, Renzi ha quindi pronto un altro duro colpo contro gli abitanti del tavoliere. Con questa “nuova costituzione” il sindaco sceriffo Emiliano, nonostante la sua stazza e il suo temperamento, non potrebbe più fare nulla per contrastare le volontà decisionali di chi siede al governo.

Pensateci bene, quando andrete entrerete nelle urne il 4 Dicembre, perchè sembra proprio che ce la stiano facendo sotto gli occhi. Non è un caso se, sia i partigiani, che tutti i movimenti e le organizzazioni, tradizionalmente più vicine ai diritti del popolo, abbiamo espresso un preferenza di voto verso il no. Ritrovarsi con un costo esorbitante dell'acqua in bolletta ogni mese e osservare l'arricchimento di petrolieri e politici patinati, mentre noi avremo sempre meno occasioni per manifestare il nostro dissenso, è uno scenario altamente probabile, qualora vincesse “la famiglia Renzi”. Il fatto poi che personaggi non certo “giovani” e “illuminati”, come Cirino Pomicino, votino “ufficialmente” per il no, lascerebbe pensare ad un gioco a dir poco perverso, organizzato dallo stesso Renzi, in cui troverebbe gioco facile nel dire che il no è sostenuto da “un'accozzaglia di persone”. Il premier sta giocando davvero sporco con questo referendum. Facciamo sentire la nostra voce e difendiamo ancora una volta acqua pubblica e diritto ad un mare pulito e non lasciamoci infinocchiare da un linguaggio persuasivo e da slogan da oste ubriaco.

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